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Come un fotografo professionista vincerà sulle truppe dei click

Scritto da PhotoArt.it - Stefano Palai on . Postato in PhotoArt.it

Oggi posto sul mio Blog questo articolo di Luca Pianigiani che seguo da alcuni mesi …….

Ogni settimana si notano segnali della guerra che è alle porte: la guerra su chi deve (può) detenere il potere dell’immagine. Da una parte ci sono le truppe degli utenti normali, coloro che sono dotati di strumenti in grado di realizzare fotografie (di solito, sotto forma di cellulari fotocamera-dotati); dall’altra, i professionisti, che investono tanto in attrezzatura, in formazione, in cultura e che si propongono come chi dovrebbe essere chiamato quando la fotografia diventa un elemento determinante nella vita delle persone, delle aziende, del business.

La distinzione tra fotografo professionista e persona che fa foto sembra sempre più difficile da percepire, mentre dovrebbe essere una strategia di marketing essenziale sulla quale lavorare con raffinatezza e intelligenza (e, invece, purtroppo, non sempre accade). Si cercano a volte dei trucchi che possano far apparire chiara questa differenza, i più usati sono:

  1. a) avere una fotocamera e/o delle attrezzature di alto profilo (costose, professionali, “diverse”). Peccato che anche le persone che fanno foto possono avere la stessa fotocamera, o una ancora più costosa.
  2. b) Avere una giacchetta color kaki con tante tasche (usata all’epoca per le pellicole).Il classico travestimento del fotografo anni ’70, peccato che oggi sembra più ridicolo di quello di Batman
  3. c) Inventarsi tessere di appartenenza, bollini e certificati. Peccato che nessuno di questi ha valore legale, ma specialmente nessun cliente sembra percepirne il valore, perché non esiste sufficiente informazione.

Dal lato dell’uso della fotografia quotidiana, quella di tutti, un grande passo in avanti è arrivato da un decreto cultura varato un paio di giorni fa dal Governo, che consente (dopo anni di discussione) la possibilità di fotografare liberamente all’interno dei musei, con fotocamere, smartphone e tablet; ovviamente, per immagini ad uso personale, non a scopo di lucro. E’ una presa di coscienza di qualcosa che ormai appare ovvio: le persone vogliono documentare ciò che vedono e che le emoziona, i vincoli precedenti erano incoerenti con la cultura moderna, e oggi tutto questo è stato eliminato; probabilmente lo stesso dovrebbe essere fatto anche per concerti e spettacoli, anche perché o si decide di accettare l’ovvio (tutti fanno foto e riprese video ai concerti) oppure servirebbe un esercito per ogni concerto per proibire e penalizzare ogni persona che sta facendo una foto (ripetiamo: tutti). Come prenderanno queste nuove “regole” i professionisti?

Qualcuno male, probabilmente, ma sarà l’ennesimo segno di un tentativo di provare a fermare un’onda che non si può fermare. E’ come la vecchiaia, amici: non si ferma. Dal punto di vista tecnico, gli strumenti “poveri” prendono sempre più spazio, è il caso dello spot di Bentley (un marchio che certo non ha problemi a richiedere operatori dotati di attrezzatura “broadcast”) che è stato tutto girato con smartphones e montato con tablet. Il motivo è per promuovere una particolare dotazione dell’ultimo modello, che trasforma un tablet in uno strumento di lavoro completo, direttamente in auto.

Altro esempio, il video che in queste ore è diventato “virale” e che mostra una New York sottosopra, con un commento che varia (a seconda degli utenti) tra entusiasmante e mamma mia, mi viene la nausea! Guardatelo e poi se volete andate a scoprire come è stato fatto (anche se ci potrebbero essere soluzioni più semplici sulle quali stiamo riflettendo). In ogni caso, anche effetti così complessi usano strumenti alla fine abbastanza “poveri”

“Living Moments” – NYC streets frozen in time from Paul Trillo on Vimeo.

Se stiamo pensando a “dare di più” dal punto di vista della tecnica, per distinguerci, magari rischiamo che se puntiamo sulla tecnica potremmo essere scavalcati facilmente. Così come la rincorsa verso i pixel ormai non ha più senso (abbiamo confermato di recente che oggi è addirittura più cool avere meno pixel), presto non lo avrà neanche la rincorsa ai “K” del video: se pensiamo che il 4K sia il futuro della ripresa “professionale”, purtroppo non è più così: il 4K è la normalità, il mondo commerciale lo ha già raggiunto non solo con le videocamere di basso costo, ma anche con i cellulari; il mondo del cinema lavora già sul 6K (qui un articolo che lo vuole sdoganare come “superiore alla pellicola”, quando le prove hanno già dimostrato che il 2K già arrivava oltre nell’uso pratico), e si comincia a parlare anche di un 8K. I monitor ormai aprono tutti la strada al 4K (l’ultimo presentato è questo, bellissimo anche per il rapporto tra i lati 21:9), e chi si occupa,come noi, di interfacce deve preoccuparsi di ottimizzare siti e contenuti anche a queste altissime risoluzioni.

Il fotografo professionista dovrà combattere la guerra degli utenti che fanno foto solo se vorrà abbassarsi a combatterla, questa guerra.

Il fotografo professionista dovrà combattere la guerra degli utenti che fanno foto solo se vorrà abbassarsi a combatterla, questa guerra. Solo se vorrà tentare di mantenere delle posizioni che non sono più sue. Solo se non accetterà il fatto che il suo mestiere si è trasformato, che non è necessario “per riprodurre e trasformare in immagine”. Se tenterà di combattere questa guerra usando le armi dei pixel, del K, del costo dell’attrezzatura, dei giacchini con le tasche o delle tessere associative… allora la guerra è già persa. Se, al contrario, si lavorerà sul creare emozioni (vere), su sensibilità, cultura, capacità narrativa, su nuove visioni e nuove proposte che possano trasformarsi in pure esperienze e spettacolo, allora vinceremo. In pochi lo capiranno e ci riconosceranno tale dote al punto di pagarci? Si, saranno pochi, ma saranno anche gli unici che sono disposti a pagare tutto questo. Gli altri faranno tutto da soli, e saranno felici senza di noi.

Grazie a un articolo di Luca Pianigiani dal sito http://www.jumper.it/come-un-fotografo-professionista-vincera-sulle-truppe-dei-click/

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